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Corte d'Appello di Venezia, n. 1095/2015 - Distanze legali tra pareti finestrate – computo degli elementi architettonici


La Corte d’Appello di Venezia ha  disapplicato il Piano Regolatore comunale in quanto esentava i balconi dall’obbligo del rispetto delle distanze legali fissate inderogabilmente in 10 ml. tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti dall’art. 9 del  D.M. 1444/68.

Ciò alla luce del costante orientamento della Suprema Corte di Cassazione secondo cui deve ritenersi che il concetto di costruzione sia unico su tutto il territorio nazionale, per cui un regolamento locale non può consentire l’esenzione delle norme sulle distanze di un manufatto ove esso abbia caratteristiche della costruzione di corpo emergente dal suolo di apprezzabile dimensione e consistenza.

Come emerso da plurime decisioni della Suprema Corte (ex multis Cass. n. 17242 del 22.7.2010 e in precedenza, Cass. n. 5963 del 25.03.2004), ai fini del computo delle distanze tra fabbricati anche i balconi di apprezzabile profondità ed ampiezza debbono rientrare tra i corpi di fabbrica da considerare.

La ratio è quella secondo cui gli aggetti o gli sporti di ridotte dimensioni e non aventi alcuna funzione pratica ma solo una funzione estetico – decorativa, non sono rilevanti per la misurazione delle distanze legali; al contrario qualora il corpo solido abbia una sua consistenza apprezzabile ed una sua funzionalità pratica e, quindi, serva all’utilizzo delle persone che abitano o lavorano nel fabbricato, tale manufatto deve essere collocato alla distanza minima prevista dalle norme vigenti, ancorché si tratti di struttura del tutto scoperta.

Orbene il medesimo ragionamento  vale nel caso in cui la parete manchi e sia sostituita da uno spazio vuoto, segnato da due pilastri anche di ridottissima dimensione, come nel caso di tettoia metallica sostenuta da due tondini di ferro o di portico aperto, poiché la misurazione va effettuata a partire dalla linea ideale che corre tra i punti più esterni del manufatto (Ex multis, Cass. n. 22.02.2011, n. 4277, Cass. 14.03.2011, n. 5934).



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