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T.A.R. VENETO , SEZ. III, ORDINANZA N. 713/2013- FARMACIE E SOCIETA' MISTE PUBBLICO-PRIVATE, CONFLITTO D'INTERESSI


Il Tribunale Amministrativo per i Veneto (Sezione Terza), interlocutoriamente  pronunciandosi sul ricorso in epigrafe, dichiara rilevanti e non manifestamente infondate, in relazione agli artt. 41,97 e 118 della costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell’art.2 (secondo periodo del primo comma) della legge n. 475 del 1968, nel testo introdotto dalla lettera c) del comma 1 dell’art. 11 del D.L. n.1 del 2012 come convertito dalla legge n.27 del 2012 e la questione di legittimità costituzionale del secondo comma dell’art.11 del D.L. n.1 del 2012 come convertito dalla legge n.27 del 2012.

Il Collegio evidenzia che il livello comunale non è il livello di competenza adeguato all’esercizio del potere di zonizzazione di farmacie.

Infatti pur essendo il comune il livello amministrativo più vicino ai cittadini, il comune stesso può trovarsi (come nel caso di specie) in una situazione di possibile conflitto d’interessi, la cui presenza impone lo spostamento della competenza al livello superiore.

Tale necessità di spostamento della competenza al livello superiore è infatti imposto dalla definizione del principio di sussidiarietà, che impone di valutare l’adeguatezza dell’allocazione della competenza e dunque di valutare i fattori ostativi all’allocazione della competenza presso un determinato livello di governo.

L’attribuzione al comune del potere regolatorio in materia di farmacie lede la libertà d’iniziativa economica, perché il comune quale possibile soggetto che esercita l’attività economica farmaceutica (anche attraverso la partecipazione in società partecipate) non è posto sullo stesso piano della farmacia privata, ma gli viene attribuito il privilegio, attraverso l’esercizio del potere regolatorio, di assegnare a sé medesimo dei benefici a scapito della farmacia privata, come effettivamente è lamentato da parte del ricorrente nel caso di specie.

Il collegio evidenzia altresì che la rilevanza della questione di costituzionalità proposta permane anche nel caso in cui fossero fondati gli ulteriori vizi di mancata applicazione dell’art. 11 del D.L. n. 1 del 2012 e di difetto d’istruttoria e di carenza di congrua motivazione, prospettati con distinto motivo di ricorso.

Infatti l’eventuale annullamento del provvedimento impugnato determinerebbe l’obbligo del comune di riesaminare la questione, esercitando nuovamente il potere amministrativo, con il rischio di reiterazione del pregiudizio nei confronti di parte ricorrente, per effetto dell’inidoneità della disciplina dell’esercizio del potere ad assicurarne un esercizio imparziale e della non adeguatezza della competenza comunale all’esercizio del potere regolatorio in materia di farmacie.

In particolare al comune non è inibito, sulla base della legislazione vigente, configurare, nell’ambito dell’eventuale riesercizio del potere, le zone di pertinenza delle farmacie in modo da rendere più ampio il bacino d’utenza delle farmacie comunali rispetto alle farmacie private, pur con un provvedimento adottato con motivazione congrua e sulla base di idonea motivazione.



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