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Corte di Cassazione, Sez. I^, n.41/2017: La Cassazione riconosce l'indennizzo da esproprio dopo 17 anni


In una vicenda giudiziaria d’indennizzo da esproprio di vigneti per realizzare aree industriali in Comune di Farra di Soligo iniziata nel 1999, finalmente dopo 17 anni la Corte di Cassazione ha posto la parola fine con la sentenza n.41 del 3 gennaio 2017.

Già nel 2010 la stessa Corte di Cassazione con sentenza n. 10217 aveva a riformare quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Venezia  che aveva a condividere la tesi del comune  di computare a  carico dei proprietari espropriati anche le spese per opere comunali viarie per rendere accessibile il piano di insediamenti produttivi (P.I.P.) nella successiva causa di rinvio alla Corte Veneziana è stata rifatta la C.T.U., comparando molteplici contratti di compravendita di aree similari prodotti dalle parti in causa.

Con la presente sentenza la Cassazione ha affermato due principi:

a) per l’indennità di esproprio di suoli edificabili al 1999 non è congruo l’indennizzo offerto dal comune pari alla percentuale del 30% del valore commerciale del fondo espropriato, ma occorre che sia pagato l’intero valore commerciale, come stabilito dalla Legge fondamentale sugli espropri n.2359/1865, applicabile al caso di esproprio prima del giugno 2001, data di entrata in vigore del T.U. sugli espropri;

b) non può ritenersi ammissione di fatto decisivo la sostenuta inattendibilità della C.T.U. sulla quantificazione dell’indennizzo, allorché la Corte d’Appello abbia comunque preso in considerazione e condiviso l’elaborato peritale d’ufficio, anche se non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie, come la comparazione di alcuni prezzi di compravendita tra suoli urbanizzati e non urbanizzati a medesima destinazione industriale.

Finalmente è stata fatta giustizia del diritto del proprietario al congruo indennizzo per la perdita della proprietà.



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